Facebook-Libra: Zuckerberg contro tutti

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Libra, la nuova crypto di Facebook, si rivelerà una scommessa vincente oppure l’ennesimo flop?

Libra, la nuova criptovaluta di Facebook, ha catturato da subito l’attenzione della comunità finanziaria internazionale che in questi giorni si sta interrogando sugli effetti dell’innovazione. A essere sulle spine, va da sé, è soprattutto il sistema bancario visto che Libra sarà a tutti gli effetti uno strumento di pagamento alternativo a quelli tradizionali per regolare non solo contratti, ma anche prestiti e polizze.

Molti ritengono che, almeno inizialmente, Libra rimpiazzerà le piattaforme digitali di Messenger, WhatsApp e Instagram per gestire le transazioni transfrontaliere o per servire i consumatori che non hanno un conto corrente. Ma non c’è ragione per escludere che la nuova criptovaluta (che, come noto, è qualcosa di molto diverso dal volatile bitcoin) rimpiazzi ben presto PayPal o Venmo diventando il principale canale di pagamento su Facebook. A favore di questo scenario giocano il bassissimo costo per il trasferimento del denaro e l’accessibilità 24/7 attraverso il proprio smartphone o il proprio pc.

I membri della Libra Association, infografica by The Block

Il timore di molti banchieri è che insomma la nuova invenzione di Facebook si riveli una sorta di cavallo di Troia in grado di sottrarre agli operatori una larga fetta di mercato. Ma questo tipo di preoccupazioni, benché giustificate, non tengono conto di un fatto: il successo di Libra dipenderà dalla fiducia che i consumatori decideranno di riporre nel nuovo strumento. Fiducia sia nella stabilità della valuta che nella sicurezza della transazione, senza considerare l’attenzione per gli aspetti legati alla privacy.

Lo scandalo Cambridge Analytica, con i suoi gravi contraccolpi reputazionali per Facebook, è ancora troppo recente perché i consumatori possano dormire sonni del tutto tranquilli. Non a caso il gigante dei social network ha scelto di coinvolgere nell’iniziativa una pletora di primari operatori tecnologici e finanziari, quasi che volesse trovare dei garanti della propria affidabilità: tra i cento membri della Libra Association ci sono infatti nomi del calibro di Visa, Mastercard, PayPal, eBay, Lyft, Spotify e Uber.

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Resta poi da decifrare la reazione di governi e regolatori. In Europa ad esempio molte autorità temono che Libra possa disintermediare troppo violentemente il sistema finanziario con effetti pericolosi sull’economia. Negli USA, la responsabile della commissione Servizi Finanziari presso il Congresso Maxine Waters ha chiesto a Facebook di sospendere temporaneamente lo sviluppo della sua criptovaluta, opinione a quanto pare condivisa a livello bipartisan. Se insomma Libra sta facendo tremare gli operatori tradizionali, l’esito del progetto non è così scontato come spesso accade nel campo dell’innovazione.

Non sarebbe del resto la prima volta che Facebook fa un flop nel mondo dei pagamenti. Vale la pena ricordarne un altro. Dopo meno di due anni, Facebook ha da poco sospeso i pagamenti P2P basati su Messenger in UK e Francia per la debole risposta incontrata tra la clientela. Nella nota ufficiale diffusa qualche settimana fa il gruppo Usa parla della volontà di «concentrarsi su servizi ritenuti più utili dai consumatori», ma chiaramente si tratta di un flop significativo. Evidentemente però il cliente finale ha deciso che il servizio non era di interesse: resta da vedere se per una user experience non ottimale, per la scarsa fiducia nel brand Facebook o per altre ragioni.

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