Generazione Z: un nuovo target per le banche

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Raggiungere i giovanissimi con la propria offerta, è ormai un argomento di primaria importanza

Un problema che dai millennials si sta progressivamente spostando sulla cosiddetta Generazione Z, cioè sui nati dopo il 1995 che ormai in alcuni paesi cominciano a entrare nel mondo del lavoro e a disporre di risparmi sempre più significativi da investire.

Se in Italia ancora pochissime banche si sono poste davvero il problema di come parlare a questa platea, negli Stati Uniti e in Nord Europa sono in corso alcuni esperimenti dagli esiti interessanti. Da queste esperienze è possibile estrapolare sei consigli per le istituzioni finanziarie che oggi intendano aggiornare la propria offerta per raggiungere più efficacemente le nuove generazioni.

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Potenziare il canale mobile. Secondo una ricerca del Center for Generational Kinetics un ragazzo su due oggi trascorre almeno cinque ore al giorno sul proprio smartphone, mentre una ragazza su tre arriva a oltre dieci ore. Dati che dimostrano come la strada più semplice per raggiungere questa clientela sia costituita da app e prodotto disponibili sul proprio cellulare. Bisogna riconoscere che su questo fronte le banche italiane stanno facendo progressi importanti: sono 9,7 milioni i clienti che oggi accedono ai servizi bancari in mobilità, tramite le funzionalità di mobile banking accessibili da smartphone e tablet. Un trend che sarà probabilmente confermato anche nei prossimi anni.

Trascurare il voice banking. I messaggi vocali potrebbero essere una moda passeggera delle applicazioni di messaggistica. Abbastanza sorprendentemente infatti sembra che la Generazione Z preferisca interfacce touch (es. Chat, Mail, PEC) a quelle voice, specie se pratiche e semplici da usare.

Sfruttare la comunicazione visuale. L’esplosione di un nuovo linguaggio visuale sui social media, dagli emoticon ai meme, può rappresentare una barriera linguistica per le banche che oggi usano ancora quasi esclusivamente messaggi verbali. Ecco perché il marketing degli intermediari dovrà essere rivisitato per fare spazio a un nuovo vocabolario percepito come più vicino e più famigliare dai giovani e dai giovanissimi.

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Parola d’ordine: multicanalità. I nativi digitali non concepiscono barriere tra i diversi canali, ma li vivono come un ecosistema unificato in cui il consumatore può navigare liberamente. Le banche dovranno quindi adattarsi a questa nuova concezione del consumo digitale, eliminando le frizioni tra i diversi servizi e abbandonando progressivamente la struttura a silos che finora ha caratterizzato la loro offerta.

Lavorare sulla funzionalità. L’efficienza dei prodotti e dei servizi acquistati è una richiesta insistente da parte dei giovani che oggi vogliono avere sempre meno a che fare con guasti o mal funzionamenti e sono disposti a pagare di più per eliminare queste noie. Secondo alcuni studi psicologici, questa esigenza deriverebbe dall’alto livello di stress generato dall’approccio con la tecnologia. Per un ragazzo su cinque la gestione digitale del denaro è oggi la maggiore fonte di disagio secondo un report della società di consulenza americana Mintel Group. A queste richieste sempre più esigenti gli istituti saranno chiamati a rispondere non solo con un’offerta funzionale, ma anche con servizi di assistenza capaci di risolvere rapidamente i problemi tecnici.

Puntare sui social media. La presenza delle banche italiane sui social media è ancora ridotta ai minimi termini e anzi qualche grande istituto ha recentemente scelto di fare dietro front. Eppure oggi Facebook, Instagram e Twitter sono probabilmente il canale più rapido per intercettare la nuova clientela. Basti pensare che quasi una decisione di acquisto su due per gli appartenenti alla Generazione Z viene veicolata dai social. Ecco perché essere presenti con formule efficaci ed aggiornate sarà essenziale.

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