Innovazione e Banche: ecco le regole d’oro

Condividi

Le principali istituzioni finanziarie hanno avviato laboratori interni per sviluppare prodotti e servizi

Le grandi banche hanno iniziato a fare ricerca seriamente nel mondo dell’innovazione. Negli ultimi anni alcune delle principali istituzioni finanziarie internazionali hanno avviato laboratori interni per sviluppare prodotti e servizi, applicando le nuove tecnologie alle attività tradizionali del mondo del credito.

Gli esempi sono molti. Tra i big americani c’è Wells Fargo che già da quattro anni ha lanciato una struttura dove lavorano product strategist, sviluppatori e project manager, mentre Jp Morgan dal 2015 ha fatto del suo FinLab il nucleo della strategia di digitalizzazione. Un progetto a cui fanno concorrenza il Citi Innovation Labs di Citigroup e (con un profilo più legato all’inclusione sociale) il Multicultural Innovation Lab di Morgan Stanley. Qualcosa del genere stanno facendo anche Intesa Sanpaolo e Unicredit sul mercato italiano, ponendosi a modello per gli altri istituti medio-grandi.

richard-turrin-innovazione-banche

Ma, nonostante questi sforzi, non tutti sono sicuri che l’approccio delle banche all’innovazione sia corretto. Al tema è dedicato un libro recentemente uscito negli USA, Innovation Lab Excellence di Richard Turrin. Ex responsabile fintech per gli IBM Cognitive Studios, Turrin ha analizzato il delicato rapporto tra innovazione e attività finanziaria, partendo dal presupposto che molte banche oggi stanno rivolgendo una forte attenzione alla ricerca tecnologica. Gli istituti stanno studiando da vicino le ricadute dell’intelligenza artificiale, delle Api, della blockchain e delle nuove tecnologie che si affacciano rapidamente al mercato del credito. Un approccio che però spesso perde di vista l’aspetto essenziale, cioè l’applicazione pratica di queste conoscenze.

Questo articolo è di tuo gradimento? Segui il nostro canale Telegram per tenerti sempre aggiornato sulle ultime novità del mondo bancario!

La ricerca finisce in molti casi per restare completamente disconnessa non solo dalle esigenze della clientela, ma anche dal funzionamento delle aree di business con cui spesso la comunicazione risulta difficoltosa. «Senza una focalizzazione sugli utilizzatori finali e sulle loro necessità concrete, i laboratori delle banche rischiano di prendere una direzione assolutamente sbagliata. Proclamare che hai prodotto la tecnologia che cambierà ogni cosa non basta. Bisogna che, dentro e fuori dalla banca, la gente la usi», spiega Turrin.

Per questo l’autore suggerisce un approccio pragmatico all’innovazione. «Anziché porsi obiettivi ambiziosi quanto astratti, come stravolgere i processi e rivoluzionare l’organizzazione della banca, gli innovation lab dovrebbero lavorare su un cambiamento graduale ma concreto, che coinvolga l’intera struttura».

Una seconda lezione dovrebbe consistere nel non fare necessariamente tutto in casa. Molte banche ritengono che i propri laboratori debbano essere delle fabbriche di prodotti e servizi da riversare poi sulla rete. Questo approccio, oltre che più costoso, rischia di essere dispersivo e di fare perdere di vista gli obiettivi principali. Ecco perché Turrin suggerisce di acquisire molta tecnologia dall’esterno, magari attraverso partnership mirate con fintech o start up digitali che oggi sono in grado di innovare profondamente l’offerta bancaria. «Abbiamo un grandissimo numero di giovani informatici che lavorano fuori dalle banche e costruiscono soluzioni ideali per noi. Perché non affidarsi a loro visto che i loro servizi costano meno e sono più affidabili?».

Il terzo suggerimento che Turrin dà al sistema bancario è stabilire un dialogo continuo tra le strutture operative della banca e i laboratori. Oggi spesso questi ultimi si muovono in una dimensione del tutto disconnessa dai problemi e dagli obiettivi industriali dell’istituto di cui fanno parte. Questa mancanza di comunicazione vanifica gli investimenti messi in campo e la stessa ragion d’essere dei Labs che si isolano all’interno del gruppo. Per contrastare questa deriva i ceo devono stabilire regole del gioco comuni, porre target specifici e discutere di bisogni condivisi potrebbe rendere molto più proficua l’attività delle nuove strutture. Tanto più che nel nuovo scenario digitale le anime della banca dovranno integrarsi sempre di più, facendo cadere gli steccati del passato e lavorando insieme come un’orchestra. Un’orchestra in cui gli esperti dell’innovazione dovranno essere una componente essenziale, ma ben amalgamata con le altre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.